
Prima di Steinway, prima di molte delle grandi case che oggi conosciamo, a Torino si costruivano pianoforti. E il nome più antico di tutti, in città, è quello di C. Baer — un marchio che nasce nel 1819 e attraversa due secoli di storia italiana.
All'origine c'è Giovanni Berra, capostipite di una famiglia di costruttori, che avvia la sua attività nel 1819. I primi strumenti di cui si ha notizia sono tre fortepiani a tavolo di dimensioni diverse, firmati in anni successivi — «Fratelli Berra» nel 1828, «Già Berra» nel 1832, «Gioanni Berra» nel 1835. Adottano la delicata meccanica viennese, con le corde ancorate a un pancone sul lato sinistro e il somiere sotto la tavola armonica, a destra: piccoli capolavori d'ebanisteria di una tradizione che, in Piemonte, era già matura.

Giovanni Berra compare già nel 1836 fra i «Negozianti di Pianoforte» delle Guide di Torino. Ma è con le grandi esposizioni che il nome si afferma. Nel 1854 vince la medaglia d'argento a Genova con un verticale di sei ottave e tre quarti, giudicato il miglior strumento del suo genere costruito fino ad allora nel Regno di Sardegna. Quattro anni dopo, nelle sale del Castello del Valentino, ottiene la medaglia di bronzo all'Esposizione di Torino del 1858 con «un pianoforte in palissandro a mezzo obliquo, con pedale ad espressione di eccellenti e dolcissimi suoni».
Alla prima esposizione dell'Italia unita — Firenze 1861 — Berra è menzionato con lode; a Torino, nel 1868, la giuria elogia i suoi strumenti «per la sveltezza delle forme, per la sonorità e singolarmente per la mitezza del prezzo». Seguiranno le esposizioni di Parigi 1867, Milano 1871 e ancora Torino, fino al 1884.

Nella seconda metà dell'Ottocento il mercato italiano guardava con favore agli strumenti stranieri. Per competere ad armi pari, la famiglia scelse allora un marchio dal suono internazionale: Berra divenne C. Baer. Nel 1878 l'atelier di vendita e l'officina — dove si costruivano anche le meccaniche — si trasferirono in via Principe Tommaso 31, sempre a Torino. Lì la fabbrica proseguì, con i successori di Giovanni, fino alla metà del Novecento — quando lo stabilimento fu distrutto durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Custodire un marchio come C. Baer significa custodire un pezzo di storia di Torino e del pianoforte italiano. Oggi il nome continua — nel progetto, che nasce ancora in città, e nel timbro caldo e cantabile che i costruttori chiamano «suono italiano». Per gli strumenti realmente disponibili, sfoglia la pagina del marchio C. Baer.
