Casse disegnate da architetti e designer, essenze rare, finiture che non si trovano a listino. Pezzi d'autore che restano, prima di tutto, strumenti veri.
Il pianoforte è stato per due secoli un mobile, oltre che uno strumento: stava nel salotto buono e ne dichiarava il gusto. Le manifatture europee non hanno mai smesso di trattarlo così, e alcune — Steingraeber tra tutte — hanno fatto della cassa un terreno di progetto, chiamando architetti e designer a ripensarne forme, sostegni e leggii.
Qui trovate strumenti che nascono da quella tradizione: essenze pregiate scelte una per una, laccature a specchio o superfici oliate che si accarezzano, ferramenta in ottone o cromata, forme storiche come Chippendale e Barocco accanto a linee contemporanee. Alcune di queste casse esistono in pochi esemplari al mondo.
Va detto chiaramente, perché è la domanda che ci fanno sempre: la ricerca estetica non toglie nulla alla parte acustica. La tavola armonica, la scala fonica e la meccanica restano quelle degli strumenti da concerto della stessa casa. Cambia il mobile, non lo strumento.
