
Il sordino è un colore quasi dimenticato, che Steingraeber ha riportato sul pianoforte moderno. Una sottile striscia di feltro scende fra i martelletti e le corde: il suono si vela, si fa intimo e lontano senza perdere definizione. È il vero pianissimo dei fortepiani dell'Ottocento — quello che Graf a Vienna chiamava «Moderator» ed Erard a Parigi «Celeste», e che i compositori indicavano in partitura proprio come «sordino».
Il meccanismo, sviluppato dal costruttore Alexander Reul, si comanda con un pedale centrale (che alterna sostegno e sordino), con una leva a ginocchio o con un quarto pedale dedicato. È già entrato nel repertorio di grandi interpreti: Jura Margulis — che ne è stato l'ispiratore — vi ha inciso un intero disco schubertiano, Martin Stadtfeld lo ha usato nel suo «Chopin+», e Martha Argerich ne ha lodato il colore e la nuova capacità dinamica. Un'opzione preziosa per chi cerca, nel repertorio romantico, una tavolozza espressiva più ampia.
