
Grotrian-Steinweg costruisce pianoforti a coda e verticali a Braunschweig, in Bassa Sassonia, da quasi due secoli. La data di fondazione — il 1835 — è quella della manifattura di Heinrich Steinweg, il costruttore che sarebbe poi emigrato in America per fondare Steinway & Sons. Al suo fianco entrò Friedrich Grotrian, commerciante di musica che a Mosca aveva frequentato artisti come Clara Schumann, Franz Liszt e Anton Rubinstein, imparando a capire che cosa un grande interprete chiede al suono di uno strumento. Quando nel 1865 Theodor Steinweg raggiunse il padre in America, cedette le sue quote alla famiglia Grotrian: da allora la storia dei due nomi corre unita.
Fu Wilhelm Grotrian a consegnare all'azienda il suo motto più celebre, rivolto ai figli: «Ragazzi, costruite buoni pianoforti, il resto viene da sé». Una frase che ancora oggi apre il sito ufficiale della casa — e che riassume un metodo: sei generazioni di famiglia, poche migliaia di strumenti, nessuna scorciatoia.
Il legame con i grandi interpreti accompagna il marchio fin dalle origini. Clara Schumann, dopo aver suonato un Grotrian-Steinweg, dichiarò: «D'ora in poi questo pianoforte e nessun altro» — e tenne fede alla promessa, portando il suo coda nei concerti di tutta Europa. Quello strumento, il n. 3848, è oggi esposto in condizioni originali al Museo Civico di Braunschweig.

Ne raccontiamo la storia in una nota di bottega dedicata. Dopo di lei vennero Paul Hindemith («Una volta ammiratore di Grotrian, ammiratore per sempre»), Jean Françaix, Jacques Loussier, Julie Andrews e, ai nostri giorni, Ivo Pogorelich, che suona un G-225 Concert nella sua residenza estiva.
Nella fabbrica sulla Grotrian-Steinweg-Straße le macchine a controllo numerico fanno solo ciò in cui sono imbattibili — il taglio di precisione della raste a stella — mentre tutto il resto è mestiere: l'incatenatura della tavola in abete di montagna di almeno duecento anni, l'incollaggio delle fasce in un'unica pressa a 90 °C, l'impianto di corde che regge oltre venti tonnellate di tensione, e infine le molte accordature, la regolazione e l'intonatura a orecchio. I corpi sonori riposano almeno quattro mesi prima di ricevere il mobile definitivo: è in quel momento, per ultimo, che si decide quale veste — nero lucido o una delle tante essenze pregiate — vestirà lo strumento. Ogni pianoforte è certificato «Made in Germany» dal BVK, l'associazione dei costruttori tedeschi: fabbricazione al cento per cento in Germania.
Dal 1954 la casa organizza il Concorso pianistico Grotrian-Steinweg, intitolato all'eredità di Clara Schumann: nato come concorso regionale, è diventato una rassegna internazionale biennale che ha fatto da modello alla categoria pianoforte del concorso nazionale tedesco «Jugend musiziert». Generazioni di giovani pianisti sono salite sul palco del Staatstheater di Braunschweig accompagnate da un Grotrian.
Per Pianoforti Bergamini, distribuire Grotrian-Steinweg significa offrire la voce forse più poetica della scuola tedesca: un suono cantabile, dal registro medio caldo, che premia chi cerca colore e nuance. Sito ufficiale del costruttore: grotrian.de.

La raste a forma di stella, brevettata a inizio Novecento: la costruzione migliore per distribuire uniformemente le tensioni del corpo sonoro.
Due code unite da un ponte di tavola armonica e da un coperchio comune: due strumenti che vibrano — e cantano — come uno solo.
Abete rosso di montagna di almeno duecento anni, dagli anelli finissimi, incatenato con legni accordati fra loro.
Prima al mondo, Grotrian-Steinweg avvitò la piastra in ghisa alla raste solo lungo il bordo: l'interno vibra libero, per un timbro inconfondibile.
