
Lo strumento si presenta in buone condizioni, compatibilmente con l'età. La matricola a numero contenuto (1827) lo colloca tra i primi esemplari usciti dalla fabbrica torinese, a pochi anni dalla sua fondazione. Si tratta di un pianoforte a corde dritte, con centina in legno per i medi e gli acuti e centina in ferro per i bassi, questi ultimi rivestiti in rame; la meccanica è del tipo «a baionetta». L'impostazione costruttiva, tipica del periodo, richiama lo standard di ispirazione francese, vicino per soluzioni strutturali a costruttori come Pleyel, che in quegli anni lavorava con metodologie molto simili.
Una volta restaurato, lo strumento tornerà a offrire una voce squisitamente torinese della metà dell'Ottocento: sonorità tenui e calde, ideali per il repertorio coevo alla sua costruzione, che permettono di restituire i brani dell'epoca con grande fedeltà al suono immaginato dai compositori di allora. Il tocco è leggero, come tipico delle meccaniche a baionetta, con una smorzatura delicata ma pronta ed efficiente.
La revisione di ogni parte funzionale dello strumento, per riportarlo a suonare con voce piena e stabile. Il mobile viene pulito, conservando la patina del tempo.
Tutto l'intervento funzionale, più il restauro estetico del mobile secondo i metodi dell'epoca. In entrambe le soluzioni lo strumento torna pienamente utilizzabile: la differenza è nella finitura esterna del mobile.
